Padel, gioco e strategia: storie e consigli di Marcelo Capitani

30 anni come giocatore di padel professionista e 25 come allenatore e coach: Marcelo Capitani è stato numero 20 al mondo, più di 10 volte campione del Gran Slam, campione d’Italia nel 2020 e 2021 e d’Europa (con la nazionale italiana) nel 2019. Una lunga ed emozionante carriera sportiva, che a 46 anni ancora non si è arrestata e che lo vede, oggi, anche selezionatore e allenatore della Nazionale Italiana Under e fondatore della Padel Italia Academy. 

In esclusiva per la Community FLOKY, ci racconta la sua storia d’amore con il padel e ci svela alcuni consigli per chiunque voglia avvicinarsi a questo sport sempre più popolare.



Giochi a padel da trent’anni. Come ti sei avvicinato a questo sport? Qual è la tua storia?

Sono nato con la racchetta in mano. Ho iniziato a giocare a tennis a 4 anni: i miei genitori avevano un campo di tennis a Santa Fe, in Argentina, dove sono nato. A 15 anni ho conosciuto il padel e me ne sono innamorato. A 17 sono diventato professionista in Argentina: ancora si giocava con la racchetta di legno. Sono arrivato ai quarti di finale un paio di volte. A 27 anni mi sono trasferito in Spagna, ho fatto 13 stagioni con il World Padel Tour e sono diventato numero 20 al mondo. Ho giocato con atleti di fama internazionale, come Paquito Navarro e Sanyo Gutierrez. Ho avuto una carriera molto lunga e questo lo devo anche ai miei compagni in campo: il padel è uno sport di squadra, bisogna trovare il compagno giusto e io ho avuto fortuna. Oggi mi trovo in Italia e sono contentissimo che il padel si stia diffondendo anche qui. Vorrei riuscire a portarlo al livello che merita: abbiamo tutte le carte in mano per ridurre il gap con Argentina e Spagna, oggi all’avanguardia in questo sport. Il futuro del nostro sport è nei ragazzi e la Federazione sta facendo un gran bel lavoro con loro. Se i ragazzi sono in campo, lo sport è vitale e ha futuro.

 

Cosa hai provato a vincere la tua prima partita? E la prima competizione importante?

Indossare la maglia azzurra è stata un’emozione grandissima. Ho avuto tantissime soddisfazioni a giocare per la nazionale assoluta e rappresentare l’Italia in due europei: in uno siamo stati campioni (a Roma nel 2019) e nell’altro vicecampioni (in Spagna nel 2021): un’emozione altissima, come mai nella mia carriera. Quando indossi la maglia della nazionale, non giochi per te stesso, ma per tutta l’Italia. Sai che tutta l’Italia ti vede. Tanti ex calciatori con una visibilità molto alta, come Francesco Totti, Daniele De Rossi, Dario Marcolin, così come personaggi noti del rango di Gianluca Vacchi, sono innamorati del padel e fanno il tifo per la nazionale, mandano video di supporto e questo ci dà la carica.


Da 25 anni sei maestro e coach di padel. Cosa significa per te allenare e avvicinare sempre più persone a questo sport?

Io cerco di motivare la gente ad allenarsi e a giocare, perché il padel è uno sport molto divertente, ma ha anche una componente fortemente strategica. In un primo momento non sembra, ma quando inizi a fare un percorso, quando entri davvero nello sport, diventa sempre più difficile capire la tecnica e la tattica. Il padel richiede tutta una preparazione che fino a qualche anno fa era impensabile. Sta diventando uno sport d’elite, sempre più professionale, con sponsorizzazioni e montepremi sempre più elevati.


Come si svolge la tua settimana di allenamento? 

Ho 46 anni e sto giocando da professionista nel circuito italiano: l’alimentazione per me è fondamentale e deve essere curata al massimo. Per quanto riguarda l’allenamento vero e proprio, faccio 1-2 giorni in palestra con il preparatore atletico e negli altri faccio esercizi specifici per prevenire gli infortuni, aumentare la flessibilità, la resistenza e l’elasticità. Sono contentissimo di aver conosciuto le calze FLOKY, da quando ho iniziato a utilizzarle non me le voglio più togliere. Mi fanno guadagnare un 20-30% di stabilità nel piede, con effetti enormi anche sulla prestazione. Non averle ora sarebbe per me come usare la racchetta senza grip: mancherebbe qualcosa. Quando partecipo a un torneo, prima ancora di iniziare preparo 4-5 paia di calze FLOKY di diversi colori, uno per ogni partita, e spero di poterle usare tutte perché significa che arrivo in finale!


Il tuo momento preferito in allenamento e in partita.

Il mio momento preferito durante la settimana è quando mi sveglio, faccio colazione e aspetto di andare in palestra ad allenarmi. Mi dà la tranquillità di sapere che sto facendo le cose per bene, che mi sto preparando correttamente per la gara che c’è nel weekend. In partita il mio momento preferito è quando finisce il primo set perché lì mi sento davvero dentro la partita, osservo cosa succede e capisco cosa devo cambiare. In quel momento sento che sto facendo ciò che mi piace e cerco di farlo al massimo delle mie capacità.


E dopo una partita, dopo l’allenamento? Come recuperi le forze?

Faccio stretching, mangio bene e penso già alla prossima gara. Ma senza trascurare il riposo, che è molto importante.


Oltre all’allenamento fisico, nella tua preparazione c’è anche un allenamento mentale per mantenere la carica? 

Prima di una partita provo sempre a visualizzare a livello mentale tutto il suo svolgimento: come inizierà, come si svilupperà, come sarà il confronto con gli avversari. Penso alle cose che mi piacerebbe che succedessero. Visualizzandole riesco a renderle reali e diventa più facile realizzarle. È una cosa che insegnano anche nel tennis e nel calcio: prendersi un momento quando si è più carichi e motivati per visualizzare come si vuole che vada la partita.


In una partita, come superi i momenti critici?

In quei momenti provo a osservare cosa sta succedendo, a capire insieme al compagno cosa possiamo cambiare per invertire la situazione. Non è facile, perché l’avversario lo sa: se sta sopra di punteggio è perché sta giocando meglio di te. A volte non devi cambiare nulla, è solo che gli altri giocano meglio e non ci puoi fare niente. Ma altre volte bisogna saper cambiare piani, capire cosa sta succedendo, qual è lo stato d’animo e cosa si può fare di diverso per migliorare il risultato.


Cosa consiglieresti a chi gioca a padel?

Il padel è diventato uno sport molto amato da chi ha bisogno di sfogarsi dopo una lunga giornata in ufficio, ma bisognerebbe evitare di entrare in campo direttamente dopo il lavoro, senza un riscaldamento. La mobilizzazione articolare e muscolare è molto importante, soprattutto in inverno! Il mio consiglio a tutti è di provare questo sport, perché è molto divertente, ma senza trascurare la preparazione fisica. Questo significa curare l’idratazione e non saltare mai il riscaldamento, per migliorare la prestazione ma soprattutto evitare infortuni. 


Hai mai avuto la tentazione di appendere la racchetta al chiodo? Cosa ti ha motivato a continuare?

Come no, un sacco di volte! Soprattutto quando viaggiavo da solo in macchina per giocare nel World Padel Tour: facevo 900-1000 km di distanza per andare a giocare a Siviglia, Barcellona, Madrid. Quando perdevo e tornavo a casa da solo avevo spesso la tentazione di rinunciare a tutto. Quando sei in preda alla frustrazione, è facile perdere la motivazione. Poi pensavo: anche i numero uno perdono!  Allora continuavo a lavorare e a insistere, facendo quello che mi piaceva. Il mio consiglio per chi si trova ad affrontare questi dubbi è di non mollare, di accettare che momenti come questi ci saranno per forza, e piuttosto di ragionare e pensare che anche la partita che si perde è parte della crescita e anzi è fondamentale per diventare giocatori più esperti e più bravi.


Cosa ti piace fare nel tempo libero?

Mi piace molto giocare a tennis, leggere libri e guardare la Formula 1. Ho una vera passione per la Formula 1: mi piace studiare l’ingegneria delle macchine, anche se non ci capisco nulla. Un’altra passione è giocare a calcio. Ma la realtà è che mi piace anche stare sul divano, riposarmi e guardare Netflix.